Il Santuario di Robegano

 

La chiesa parrocchiale di Robegano, Santuario della Beata Vergine delle Grazie, simbolo stesso del paese, situata sulla strada che da Noale conduce a Mestre Venezia, appare oggi in tutto il suo splendore al visitatore anche frettoloso e di passaggio.
Recentemente restaurata, la facciata settecentesca fa risaltare le splendide terrecotte che la decorano, divisa in due ordini a quattro lesene con due statue nelle nicchie dell'ordine superiore con un finto rosone al centro.
Al culmine della facciata domina la statua della Vergine fiancheggiata a destra da S. Cristoforo e a sinistra da S. Giacomo.
Contribuisce a dar maggior risalto al tempio la piazza antistante recentemente riassestata e lastricata elegantemente, detta ora piazza del Santuario.
Anche di notte una buona illuminazione rivela e avvalora la sua bellezza. Varcata la porta d'ingresso, costituita da uno splendido portale in bronzo, opera dell'artista Mario Maccatrozzo e dono di un comitato promotore, degli abitanti e associazioni culturali del paese, entriamo all'interno del Santuario per ammirarne le opere artistiche.

Ciò che colpisce subito è l'effetto di luminosità dato dalla navata unica e dalla leggerezza ed eleganza delle sue linee, tipiche dell'architettura settecentesca.
L'edificio venne eretto per volontà della popolazione e fu terminato nel 1603, alcuni decenni dopo il miracolo della guarigione della giovane Costantina per intervento della Beata Vergine, ma le risistemazioni artistiche dell'interno e della facciata continuarono nel tempo, ed è verso la fine dell'Ottocento, precisamente dal 1883 al 1886, che si ebbe la ristrutturazione attuale con la costruzione delle cappelle laterali e l'ampliamento di quella principale dedicata alla Beata Vergine Maria, il vero e proprio Santuario all'interno della chiesa stessa.
L'affresco della Beata Vergine delle Grazie
L'affresco della Vergine è circoscritto da una splendida cornice in marmo bianco che riproduce a bassorilievo ogni sorta di frutta, sovrastata da un cherubino e quasi sospesa ad un drappo in marmo giallo lavorato come un tessuto damascato a frange.
L'Immagine dipinta ad affresco appare oggi in tutta la sua bellezza dopo il recente restauro, riaprendo ipotesi circa la sua datazione con nuove riletture stilistiche dell'opera.
È possibile far risalire la splendida raffigurazione della Vergine con il Bambino al XIV secolo, anche se la precisa datazione risulta difficile, avendo caratteristiche molto rigide e primitive, che ricordano l'arte religiosa murale dell'anno mille.

Dobbiamo ricordare che l'Immagine si trovava su di un capitello lungo il percorso di un'antica strada di grande passaggio, che, seguendo un rettilineo che proviene da antichi tracciati romani, portava da Venezia a Camposampiero.
Era usuale infatti lungo strade di grande percorrenza incontrare Immagini della Vergine presso le quali il pellegrino sostava per la Preghiera; opere di artisti spesse volte di passaggio, quindi non sempre del luogo.
Ciò che è visibile oggi ai nostri occhi circoscritta dentro la cornice marmorea, è solamente una porzione ridotta dell'Immagine davanti alla quale Costantina si soffermava a pregare.
La figura della Vergine era nella sua interezza, seduta sul trono con il Bambin Gesù poggiato ben in evidenza sulle ginocchia.
L'Immagine alla costruzione dell'altare nel 1690 era stata soltanto coperta e ridotta dalla cornice marmorea, mentre la sua menomazione definitiva ed irreparabile fu eseguita nel 1886 quando fu traslato l'altare a seguito della costruzione della nuova cappella.

Non potendo infatti alterare la forma dell'altare stesso, nello spostarlo si ritenne conveniente tagliare una buona parte del muro antico pur perdendo "qualche tratto" della pittura originaria.
L'affresco in esame segue tutte quelle regole pittoriche in vigore dal XIV secolo scritte e documentate da Cennino Cennini nel suo Trattato della Pittura, un manuale sul modo di dipingere e preparare i colori, che ancor oggi possiamo consultare essendo stato scritto in lingua volgare a noi di ben piacevole e facile comprensione.
Risulta difficile una possibile attribuzione dell'affresco, potrebbe trattarsi di un artista locale non essendoci riferimenti stilistici alle scuole pittoriche più famose del tempo, quella romana guidata dal Cavallini e quella umbro - fiorentina capeggiata da Giotto e seguaci.
La semplicità dell'esecuzione e la libertà di pennello inducono a ritenere si tratti di un artista abituato a lavorare ad affresco, tecnica che ancora nel 1400 era la più comune e la più usata per il decoro delle piccole chiese periferiche assai numerose dal Medioevo in poi.
Ricordo di averne visitate alcune in territorio vicentino e di aver lavorato su dipinti con delicate operazioni di restauro, presentavano caratteristiche molto simili alla nostra Immagine della Madonna.
La corona devozionale in oro e pietre preziose che la Madonna porta oggi nei giorni di festa a Lei dedicati fu posta sul suo capo con una vera cerimonia di incoronazione il 25 marzo 1922 ed è opera dell'orafo padovano Parnigotto ottenuta con l'oro donato dai fedeli.
L'Immagine oggi è protetta da un vetro che ne assicura la conservazione.

 

G. NIERO
in Il tempo ritrovato
Comune di Salzano, 2001

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